GLI ANEDDOTI DI ALDO "LA STAMPELLA E LA SCARPA IN FELTRO"

Aggiornamento: apr 3



L'ANEDDOTO DELLA STAMPELLA

Un giorno, un giovane discepolo, tormentato dal dubbio, si recò dal Maestro, s’inchinò davanti a lui e gli pose questa domanda: “Venerabile Maestro, se in una certa occasione una cosa si dimostra buona ed utile, mantiene sempre queste sue caratteristiche in ogni altra circostanza oppure è soggetta all’impermanenza?”

Il Maestro non rispose direttamente alla domanda, ma raccontò questo aneddoto:

«Tanti anni fa, in un remoto villaggio del Tibet settentrionale viveva un ricco mercante. Egli era dedito attivamente al suo commercio e faceva molti viaggi in tutta la regione. In uno di questi, mentre attraversava la zona montuosa del paese durante la stagione invernale, una valanga si staccò da una cima e lo travolse, spezzandogli una gamba.

I medici gliela ingessarono e gli prescrissero di portare per un mese una stampella per aiutarsi nei suoi movimenti: aveva fretta di far soldi e gli affari non potevano aspettare la guarigione completa. E così andava in giro con la stampella per curare i suoi interessi, tanto che ad essa ormai si abituò e diventò per lui quasi un segno di riconoscimento: vedendolo arrivare, i suoi clienti non lo individuavano più col suo nome, ma lo chiamavano “il mercante della stampella”. E così avvenne che – scaduto il mese e tolto il gesso dalla gamba – egli continuò ad adoperarla anche se ormai non era più necessaria.

Un certo giorno, stava viaggiando verso il valico di un monte, quando un gruppo di banditi assaltò la sua carovana. Sceso da cavallo, cercò di fuggire a piedi correndo velocemente verso la pianura per cercare rifugio in un bosco, quando – lungo la discesa – incespicò nella sua stessa stampella, cadde e venne preso dai banditi, che lo bastonarono violentemente e gli portarono via tutti i suoi averi.»

Detto questo, il Maestro tacque. E il discepolo – che l’aveva ascoltato attentamente – esclamò: “Ben detto, o Venerabile! ben detto!” e se ne andò, soddisfatto della risposta.


Aldo Franzoni





L'ANEDDOTO DELLE SCARPE IN FELTRO



Un giorno, un giovane discepolo – che, camminando scalzo, si era ferito ad un piede a causa del cattivo stato delle strade – si recò dal suo Maestro, s’inchinò davanti a lui e gli disse: “Venerabile Maestro, come sarebbe bello se tutta la superficie della terra fosse levigata e liscia come il palmo della mano di un bambino! tutti noi potremmo camminare per monti e per valli, anche nelle zone più impervie ed aspre, senza problemi per i nostri piedi che oggi sono invece tormentati dalle asperità del terreno, dalle spine dei rovi, dagli sterpi e dai sassi delle nostre strade. L’ideale sarebbe poter stendere su tutto il Tibet un bellissimo e soffice tappeto di feltro. Se fossimo capaci di far ciò, elimineremmo ogni difetto del suolo che calpesteremo!” Ma il Maestro rispose: “Quello che tu dici sarebbe magnifico, ma chiunque capisce che è un sogno irrealizzabile!” Riprese il discepolo: “Come si potrebbe risolvere allora questo problema? ai miei piedi i sassi procurano dolore!” Rispose il Maestro: “La natura delle cose è quella che è e non è giusto volerla cambiare a nostro vantaggio: dovremmo essere noi ad adattarci ad essa. Se i tuoi piedi nudi sanguinano sui sassi aguzzi, basta che tu ti comperi un buon paio di scarpe di feltro. E’ una cosa che si può fare facilmente e, oltre tutto, è più economica del tuo progetto! Se vuoi cambiare il mondo, comincia da te stesso: forse, dopo, non avrai più da modificare gli altri”. Detto questo, il Maestro tacque. E il discepolo – che l’aveva ascoltato attentamente – esclamò: “Ben detto, o Venerabile! ben detto!” e se ne andò, soddisfatto della risposta.


Aldo Franzoni

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