L'Ultimo Giorno

Aggiornamento: 14 lug

Fra i principali argomenti dell’intero corpus di Insegnamenti del pensiero di Buddha,

troviamo l’Impermanenza e l’Interdipendenza.

In estrema sintesi, potremmo dire che poiché tutto è interconnesso, il minimo cambiamento di una cosa produce un cambiamento in altre.

Esistono numerosi trattati filosofici scritti dai massimi esponenti dei diversi Lignaggi in cui non solo tale argomento viene approfondito ed esteso ma, attraverso un’analisi profondamente dettagliata, ne viene altresì dimostrata l’autenticità.


Uno dei Grandi Maestri del nostro tempo, il compianto Venerabile Thich Nhat Hanh, espresse tali concetti prendendo in esame un semplice fiore.

Il seme da solo non basta: ha bisogno di terra fertile, acqua, luce e temperatura adatte affinché possa germogliare.

La terra è fertile solo se al suo interno vi sono determinate sostanze, depositate a loro volta da innumerevoli circostanze.

La pioggia per cadere deve prima evaporare e diventare nuvola: perché ciò avvenga è necessario che ci sia calore, il quale a sua volta dipende dal clima, dal sole ecc.

Affinché il sole sia caldo e possa diffondere la sua luce e la sua energia, è necessario che avvengano in esso svariati fenomeni, i quali dipendono da numerose leggi fisiche e circostanze.

Quando tutti questi fattori si incontrano nel giusto ordine, ecco che il nostro fiore sboccia in tutto il suo splendore, diffondendo il suo profumo.

Ragionando in questo modo, possiamo facilmente vedere che dietro un atto naturale, in apparenza così semplice, vi è in realtà l’intervento dell’intero universo.

In assenza di una sola condizione, il fiore non sboccerà.


Lo stesso principio può essere applicato anche alla scomparsa del fiore, il quale appassisce e muore per il manifestarsi di cause e condizioni specifiche.


Ora, se estendiamo i principi di impermanenza ed interdipendenza anche alla vita umana e la analizziamo con la stessa metodologia applicata con riguardo al fiore, ci rendiamo facilmente conto che circostanze come malattia, vecchiaia e morte giungono proprio in funzione di tali principi.

Inoltre, comprendiamo che non è possibile controllare in maniera significativa tutto questo e, così come la fine del fiore può avere diverse cause – il suo naturale appassire, l’indebolimento dovuto a un forte temporale, il fatto di essere brucato da un animale o colto da qualcuno, ecc. –, allo stesso modo anche malattia, vecchiaia e morte sono del tutto imprevedibili.

Sicuramente invecchiamo, ma come non ci è dato saperlo, proprio come non ci è dato conoscere come e quando lasceremo questa vita.


La morte ha un valore particolare, perché rappresenta la fine: non siamo in grado di vedere, se non attraverso un’analisi, che dopo di essa vi sarà dell’altro; ad ogni modo, rappresenta di fatto la fine di una specifica vita.

A prescindere da quanto sappiamo sulla reincarnazione, quando moriremo, la nostra attuale esistenza non si manifesterà mai più.


Le cause che conducono alla cessazione della vita sono molteplici, ad onor del vero sono ben più di quelle che la sostengono!

Basti pensare al cibo, che indubbiamente alimenta la vita, ma l’abuso o l’errato consumo può altresì porvi fine.


Alla luce di tutto questo, possiamo affermare che di certo la morte giungerà, ma al tempo stesso – giova ribadirlo – non sappiamo né come, né quando, né dove: non sappiamo nulla.

Viviamo nell’inconsapevole incertezza di quel momento, passando le giornate a organizzare, pianificare, produrre e quant’altro, quando niente di tutto ciò potrebbe effettivamente avvenire.

Naturalmente è di fondamentale importanza programmare la nostra vita, porci obiettivi e adoperarci giorno dopo giorno per raggiungerli, dando sempre il meglio di noi stessi, ma il punto è un altro: e se fosse oggi?


Se fosse questo il nostro ultimo giorno nell’attuale vita, cosa ci lasceremmo alle spalle?

Abbiamo davvero reso significativa la nostra esistenza? O lasciamo problemi che ricadranno su altri?

I rapporti con le persone che ci circondano sono armoniosi o lasciamo screzi e divergenze, litigi e dissapori, rancori e risentimenti?

Qual è l’ultima parola detta alle persone che amiamo? Abbiamo parlato con loro o ci siamo limitati ad un semplice saluto frettoloso, presi dai nostri infiniti progetti?

Vorremmo davvero che l’ultima parola pronunciata a nostra madre, a nostro padre, al nostro/ alla nostra partner fosse un insulto, o qualcosa di comunque sgradevole o perfino di superficiale?

Vorremmo aver salutato per l’ultima volta qualcuno – chiunque – senza troppa cura e di fretta?

Credo sinceramente, e dal profondo del cuore, che vivere ogni giorno con tale consapevolezza sia un dono che si riflette positivamente sul nostro comportamento e di conseguenza nei rapporti con gli altri, riempiendo di affetto ed amore perfino gli spazi fra un battito del cuore e l’altro.

Tutto l’Insegnamento di Buddha ha lo scopo di rendere significativa e migliore la nostra vita, a qualsiasi livello; i Suoi consigli rappresentano uno strumento valido per tutti – praticanti e non – ed un sostegno di fronte a qualsiasi sfida si presenti dinanzi a noi.

Dharma Teacher Paolo


116 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti